Il 15 ottobre ho parlato di agenti AI a una sala piena di persone che di gare d’appalto vivono: stazioni appaltanti, imprese, avvocati. Era un seminario organizzato da TenderBrain , la verticalizzazione di AIDeskPro per le gare di cui sono CTO, dentro il primo Convegno Nazionale FARE a Bari. La cronaca è sul sito di Open Gate . Qui tengo le quattro idee che mi sono portato a casa, perché valgono per le gare come per qualsiasi lavoro fatto di documenti.
La chat risponde, l’agente lavora
È la frase da cui sono partito, e spiega tutto il resto. Una chat ti dà una risposta e si ferma. Un agente pianifica, sceglie uno strumento, guarda il risultato e riprova, finché il lavoro non è finito. Se chiedi a una chat di analizzare mille documenti, di fatto non lo farà mai. Un agente li legge tutti e mille, uno dopo l’altro, con una pazienza che a una persona pesa e a lui no.
Nelle gare questo si vede subito: un capitolato, gli allegati, le offerte precedenti, i curricula. Nessuno li rilegge tutti ogni volta, e l’agente sì. È la stessa differenza che ho descritto la settimana scorsa in Sistemi agentici enterprise : nella chat il lavoro lo fa la persona, aiutata; nell’agente il lavoro lo fa il sistema, e la persona decide.
L’AI non è competenza, è un moltiplicatore di competenza
È il passaggio che ha fatto sorridere la sala, e lo ripeto perché è la cosa che più spesso viene fraintesa. Se chi usa l’AI non ha competenza, moltiplica zero per zero e il risultato resta zero. Se ha cento di competenza, l’agente la moltiplica per cento e fa diecimila. Chi negli anni si è formato con fatica è proprio chi oggi ottiene di più: fa in giorni quello che prima richiedeva settimane.
Vale anche per chi scrive gli agenti. Un agente per le gare lo configura chi le gare le conosce, non un programmatore. Il programmatore serve per la piattaforma, e per quello ci siamo noi.
Sapere da dove arriva ogni informazione
È la cosa a cui teniamo di più. Per ogni informazione l’agente fa capire all’operatore da dove arriva e perché è stata usata: se è una cosa che sapeva il modello, se l’ha detta l’utente, oppure se viene da un documento, e in quel caso quale documento e quale paragrafo.
Nei testi prodotti i punti da guardare saltano all’occhio. Una proposta migliorativa è evidenziata in blu, perché deve essere approvata da una persona. Un dato mancante, come il curriculum giusto per il capo commessa, è in rosso. Chi rilegge non deve cercare: guarda i colori e decide.
Questo è il modo pratico di controllare un lavoro troppo lungo per essere riletto per intero. Lo stesso principio sta dietro ai check indipendenti di cui parliamo in Come si scrive un agente : non si rilegge tutto, si definisce prima cosa va guardato e si fa in modo che salti all’occhio.
L’agente prepara, non decide
Su questo tutti i relatori sono stati chiari, compreso chi ha dato il quadro giuridico. L’agente non dà i punteggi e non siede al tavolo della commissione. Verifica, segnala, porta il paragrafo, e poi sta alla persona valutare. L’ho detto citando Floridi: l’AI ha la capacità di agire, ma non l’intelligenza e la comprensione. Quelle restano a chi usa lo strumento.
È la stessa riga che trovate in fondo al sito di Open Gate e nel post sul passaggio da WordPress a un agente : l’agente esegue, una persona decide. Non è una formula di prudenza. È la regola che rende un agente usabile dove ogni scelta va motivata, e una gara è il caso estremo.
Il video
L’intervento integrale, con Gianluca Viganò, Amanda De Cosmo e Federico De Rovere al tavolo. I nomi, i ringraziamenti e le sedie aggiunte in sala li trovate nel post di Open Gate.
Se lavorate con i documenti
Se le vostre sono gare d’appalto, TenderBrain è la stessa piattaforma con Configurazioni, Indici e check pensati per capitolati e offerte tecniche: scrivete a sales@opengate.biz . Se è un altro lavoro fatto di documenti, un questionario, un’offerta, uno screening, la pagina Agenti AI per aziende è il posto da cui partire.

